QUANDO IL VINTAGE ERA MODERNO rubrica settimanale IL TELEFONO

Ormai lo sapete, sono un’inguaribile nostalgica. Mi affeziono alle cose, anche le più piccole e i ricordi per me sono un tesoro prezioso che mi balzano in mente nei momenti più disparati. Come pochi giorni fa, quando qui è venuta una bella nevicata ed io, chiusa in casa al calduccio, mi sono messa a pensare a quando ero bambina e a come vivevo queste giornate. Ho fatto confronti che vengono spontanei mentre vestivo i miei bambini con tuta da sci e scarponi per andare a giocare fuori, pensando a noi degli anni ’70 che uscivamo con le solite scarpe e i soliti cappotti e rientravamo in casa infreddoliti e bagnati, anche se felici. Oggi molte cose ci hanno migliorato la vita, oggetti che le nuove generazioni danno per scontati ma che noi allora non avevamo, eppure siamo sopravvissuti lo stesso! Ecco perchè ho  pensato a questa rubrica che spero di riuscire a pubblicare puntuale ogni lunedì, per condividere con voi ricordi e riflessioni, ma anche per imparare qualcosa di nuovo, andando a cercare nella storia notizie che spesso sappiamo solo in superficie.

0954ae19d92ebb4ba2b6f9507b85afcd

Io ho avuto in casa il primo telefono all’età di dieci anni. Vivevo in un piccolo paese dove tutti si conoscevano, così i parenti e gli amici sapevano che, se dovevano cercarci per qualcosa di importante, potevano chiamare il negozio di alimentari all’angolo della strada, in cui c’era un telefono pubblico, e i proprietari sarebbero venutri ad avvisarci. Quando racconto queste cose ai miei figli mi guardano come fossi un’aliena, eppure sono trascorsi soltanto poco più di trent’anni. E quando vedono immagini dei primi telefoni poi, non credono ai loro occhi!

collage1

PINTEREST

 

Così ci siamo messi insieme a fare una ricerca sulla nascita del telefono. Certamente tutti sappiamo chi sia l’inventore di questo congegno rivoluzionario, ma forse in pochi si sono soffermati a leggerne la storia. Ecco, i miei bambini sono rimasti affascinati.

Antonio Meucci, un tale di San Frediano (Firenze) nato nel 1808 da una famiglia piuttosto povera, iniziò come tutti i ragazzi dell’epoca a lavorare molto giovane. Fece il meccanico, l’impiegato, l’operaio teatrale, ma la sua vera passione era la scienza, in particolar modo l’elettricità. Ma a causa della sua vita politica rivoluzionaria, fu costretto a lasciare l’Italia e, dopo essere stato per un periodo a Cuba, finì per trasferirsi a New York, dove aprì una fabbrica di candele. Ma nel tempo libero si dedicò allo studio di quel marchingegno che aveva in mente e che avrebbe permesso alle persone distanti fra loro di comunicare. Nel 1856 ottenne dei buoni risultati, tanto che riuscì a collegare la camera di sua moglie, a letto per una grave malattia, con il suo studio attraverso il primo telefono funzionante. Meucci sapeva che si trattava di un’invenzione che poteva rivoluzionare il mondo, così ottenne il brevetto, ma negli anni successivi non riuscì a rinnovarlo a causa dei costi e di un incidente che lo tenne fermo a lungo. Nessuno accettò di finanziarlo e la moglie, disperata, fu costretta a vendere le sue attrezzature per sopravvivere. Così, nel 1876 un certo Alexander Graham Bell brevettò il suo apparecchio telefonico ed ottenne i successi che invece Meucci meritava. Iniziò una lunga battaglia per la paternità dell’invenzione e dopo lunghi anni, pur riconoscendo dei meriti a Meucci, la sentenza fu a favore di Bell. Due anni dopo Meucci muore e la sua storia rimane viva solo in Italia mentre nel resto del mondo Bell è l’inventore del telefono. Nel giugno del 2002, dopo più di un secolo, viene fatta giustizia quando il congresso degli stati uniti riconosce Antonio Meucci come primo inventore del telefono e tutto il mondo può finalmente riscoprire e onorare la genialità di quest’uomo.

collage2

PINTEREST

 

Noi siamo abituati a guardare solo la bellezza esteriore degli oggetti, ma quanta storia racchiudono! Per me questo è un modo di insegnare ai bambini ad andare in profondità, a non fermarsi sulla superficie delle cose. Oggi è di moda il vintage e questi colori pastello e le linee morbide mi piacciono molto, ma ancor più mi piace scoprire cosa raccontano e immaginare la vita che hanno vissuto negli anni che li hanno portati fino a noi.

collage3

PINTEREST

 

E voi avete aneddoti e ricordi da raccontare sul telefono nella vostra infanzia? Allora coraggio, sono tutta orecchie!

Annunci

12 pensieri su “QUANDO IL VINTAGE ERA MODERNO rubrica settimanale IL TELEFONO

  1. Beh le mie figlie strabuzzano gli occhi quando dico che il telefono era a muro, in corridoio di fianco all’ingresso. Si parlava in piedi, senza un minimo di privacy…altro che cellulari! Però quell’apparecchio a disco lo ricordo con affetto, adoravo il suono del disco che ritornava in posizione dopo ogni numero!

  2. Una bella idea, mi piace molto rivivere i tempi dell’infanzia e dell’adolescenza, seguirò sicuramente la tua rubrica.
    Anche a me piaceva il rumore del telefono a disco, ricordo lo zero che stava vicino al 9, ma è solo con il telefono a tastiera che ho iniziato a desiderare più privacy, erano i tempi dell’adolescenza e io allungavo quel filo fino a raggiungere la porta del corridoio per poterla socchiudere.
    Il primo cellulare è arrivato al mio compleanno di 18 anni regalato da mio zio, nonostante il divieto di mia madre, ho ancora lo stesso numero, non amo molto i cambiamenti, quindi rivivere certi ricordi mi mette il buon umore.
    A presto.

    • Grazie per aver condiviso il tuo pensiero. Io per telefonare al mio fidanzato (oggi marito) che era a fare il servizio militare, andavo alla cabina a gettoni per avere privacy! Ecco, si parla di oltre venti anni fa!

  3. Una bellissima idea la tua, anche quella di pubblicare la storia di Meucci, così si è potuto approfondirla!
    Grazie 🙂
    Io invece ho un ricordo che non ha nulla a che fare con il telefono, però quando ci penso ancora oggi ne sorrido. Quando ero bambina, credo intorno ai 5-6 anni, non avevamo ancora l’asciugacapelli e quando mamma ci faceva il bagno e ce li lavava, per asciugarli usavamo un metodo tutto particolare. Ci avvicinavamo alla grande stufa che riscaldava tutta la casa e chinandoci un pochino, per stare a distanza di sicurezza, muovendo le ciocche dei capelli li asciugavamo al calore della stufa. Io e mia sorella lo trovavamo divertente, per noi era un gioco!! Non è storia come quella che hai raccontato tu, è un ricordo di famiglia, ma per me è ugualmente importante!!
    Ciao, buona serata! Patrizia

    • Che bello Patrizia! Sono questi i tesori da custodire. Le nuove generazioni certe cose neppure le immaginano, per questo io le racconto ai miei figli. Noi avevamo un asciugacapelli arancione che oggi sarebbe un bel pezzo vintage, con la bocchetta di metallo che se lo sfioravi ti ustionavi a fondo! E quella volta invece, che sono rientrata in casa con le scarpe bagnate e le ho messe ad asciugare vicino al fuoco nel camino, ma così vicino che le ho accartocciate! Potrei stare ore a raccontare queste cose… grazie per la condivisione. baci

  4. Bellissima idea riscoprire i nostri ricordi vintage! Io ricordo benissimo il caro telefono a disco della SIP (nome vintage dell’odierna Telecom) e ricordo molto bene quante volte mia mamma mi faceva un cenno con le dita, come ad imitare delle forbici, segnale per intimarmi di tagliare la conversazione che ogni sera avevo con quello che oggi è mio marito… avevo 14 anni e stavo a 40 km dalla luce dei miei occhi per cui le conversazioni erano lunghissime, al buio, seduta sul pavimento dell’ingresso di casa… Ricordo anche io con piacere e nostalgia il rumore del disco,.. il filo corto a serpentina,.. i 2 pirulini che servivano a togliere la linea,… e poi funzionava anche in caso di mancanza di elettricità! Grazie Elena per questa bella iniziativa: anche la memoria degli oggetti fa parte delle nostre vite ed è bello rispolverarla..
    Un abbraccio

    • Che bello grazia! Mi sono immersa nel tuo racconto ed ho rivissuto quelle sensazioni che probabilmente erano le stesse che vivevi tu. A volte ci penso, oggi cerchi una persona, la chiami al cellulare e la trovi, mentre allora avevi un numero fisso, magari volevi chiamare il moroso ma sapevi che ti avrebbe risposto la madre, o peggio il padre che incuteva più timore, così ci pensavi due volte prima di chiamare. Però era bella l’attesa… Grazie per questo pensiero.

  5. Oh, che bell’idea!
    Hai pubblicato delle foto di telefoni dai colori stupendi (non ne avevo mai visti di certi colori)! Io ho una vera e propria adorazione per il vecchio “grigione”, il telefono di quando ero bambina. Mi piaceva lo squillo deciso e penetrante, il suono del disco con i numeri e il suo tornare lentamente in posizione iniziale (per comporre il numero ci voleva un po’…). Quando i miei l’hanno sostituito con uno a tastiera, mi sono opposta con tutte le mie forze e l’ho vissuto come un lutto; da allora ho sempre pensato che un giorno l’avrei rimesso in uso e così quando mi sono sposata ho provato a riutilizzarlo ma purtroppo mi hanno detto che rischia di interferire con internet e con le altre “diavolerie moderne”… 😦 Io però non dispero e mi auguro -prima o poi- di poterlo riavere!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...